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Albicokka
la geopolitica vista dal basso
La Democrazia muore per svuotamento

La democrazia non muore per colpo di stato

Muore per svuotamento.

Quando tra il potere e il cittadino non resta niente — nessun corpo, nessuna comunità, nessuna voce intermedia — la democrazia diventa una cerimonia vuota. Voti ogni cinque anni e poi sparisci.

Margaret Thatcher lo disse chiaramente: la società non esiste, esistono solo individui e famiglie. Aveva torto. Ma quella idea ha vinto lo stesso — e ha smontato pezzo per pezzo tutto quello che stava in mezzo.

Cosa sta in mezzo?

Non le associazioni sostenute per fare ciò che lo Stato non riesce a fare direttamente. Non il terzo settore che si muove dentro logiche di finanziamento e rendicontazione se vuole sopravvivere.

Sta in mezzo qualcosa di più antico e più vivo.

Le Vicinie veneziane governavano i beni comuni, risolvevano conflitti, si interfacciavano con il potere senza esserne assorbite. Non erano utopie. Erano architetture di potere dal basso.

Vincenzina e la fabbrica – Enzo Jannacci
Quando un luogo non è solo lavoro, ma identità e vita condivisa

Oggi esistono ancora. In forme nuove, in luoghi inaspettati.

Prendete Stokes Croft — un quartiere di Bristol, Inghilterra.

Fabbriche chiuse, immigrati, disoccupazione, speculazione immobiliare. Il tipo di quartiere che le istituzioni guardano solo per gestire l'emergenza. Quel quartiere si è autoriconosciuto come comunità — partendo dal piccolo commercio etnico, dalla strada, dal solito posto dove ci si ritrovava.

Ha prodotto cultura, ha creato economia interna, ha resistito alla grande distribuzione che voleva entrare, ha costruito un fondo comunitario per acquistare gli edifici e sottrarli al mercato. Senza fondi pubblici. Senza chiedere permesso. Usando gli strumenti ordinari del diritto e della democrazia formale.

Non un caso esotico. Un modello.

Oggi quei corpi esistono anche qui.

Non li vedete sui giornali. Non prendono fondi pubblici. Comunicano senza tesserini che ne autorizzino la parola. Lavorano nei territori, nelle periferie, nelle comunità che il centro ha smesso di guardare. Portano competenze vere, ma vivono fuori dai circuiti che contano. Sono la parte più lucida della società civile proprio perché non devono niente a nessuno.

Il sistema fatica a riconoscerli, ma ne utilizza spesso le intuizioni. Le loro idee circolano, ma raramente vengono attribuite. Vengono coinvolti quando servono, e dimenticati subito dopo.

Questo non è solo ingratitudine. È autolesionismo democratico.

Perché senza quei corpi la democrazia non regge.

Non regge tecnicamente — perde i sensori che le dicono cosa succede davvero nel territorio. Perde i luoghi dove si forma una volontà collettiva che non sia né il mercato né lo Stato. Perde il solito posto dove una comunità si riconosce senza dover chiedere permesso a nessuno.

Una democrazia che riconosce solo individui isolati e poteri verticali non è una democrazia matura. È una democrazia che si sta preparando a diventare altro.

La domanda non è se questi corpi esistono.

Esistono. La domanda è se la democrazia ha ancora la lucidità di riconoscerli, di farsi sfidare da loro, di cambiare forma per includerli.

Se non ce la fa — il problema non è loro.

Il problema è la democrazia.

ANGELO JASMENO

 
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